domenica 12 aprile 2020

La nuova Policar!

"Al crescere dell'età cambia solo il tipo di giocattolo".
Non so chi l'ha pronunciata, ma direi che è vera solo in parte. La passione e il ricordo per il gioco per eccellenza della nostra infanzia, quella bellissima pista Polistil ( ma per tutti era Policar), sono rimasti per tutti questi anni.
 Nel gergo degli appassionati i tracciati di questo tipo, con i binari, si chiamano piste slot, e le auto che ci vanno sopra slotcars.




Ne regalarono una anche a me, papà e mamma, proprio un Natale di cui non ricordo l'anno, proprio quella che si vede nella foto sotto, quella con le dune buggy e il fondo ondulato con la riproduzione delle dune...ci passai anni a giocarci...e a incazzarmi come una iena perchè le macchinine saltavano sempre fuori, oppure ogni tanto si piantavano lì, ferme, e non volevano saperne di ripartire.
Ne ho perso tutti i pezzi, li ho cercati non li ho più trovati, oggi una pista come quella in ottime condizioni costa carissima, eh beh è un gioco vintage, ci sta pure.
(foto prese dal web)

Tutti ci hanno giocato, una volta nella vita. Ma proprio tutti.

Dagli anni '60 ad oggi...

Questo ricordo, ha covato sotto le ceneri per quarant'anni, poi è esploso come un vulcano islandese (l'Ejafjalla...sì insomma quello lì).
Volevo, dovevo farmi una pistina (non di quella robina bianca, non pensate male :-)), da tenere montata in casa e girarci mille, centomila, un milione di volte. Mi sono documentato minuziosamente, ho compulsato siti, forum di appassionati, ogni antro del web, e ho scoperto un universo di appassionati, di club, di marchi, di sistemi.
Domande e dubbi mi tormentavano e creavano a loro volta altri mille dubbi.
Analogica classica o digitale?
Carrera (eccellenza tedesca), oppure Ninco, spagnola, ormai defunta? 
Scalextric? SCX?
Tutti marchi ottimi, davvero, ognuno con le sue peculiarità, ciascuno vanta schiere di fan in tutto il mondo.

Poi, un bel giorno, apprendo che Polistil, rinata da poco ma con una grande voglia di fare nuovamente cose belle, si è rimessa in moto, il cuore del design è a Reggio Emilia (guardacaso...), si è messa in collaborazione con Slot.iteccellenza italiana del mondo slot. 
Slot. it è un marchio di Galileo Engineering, azienda familiare italiana da vent'anni al vertice di qualità e prestazioni nel settore delle autopiste, che ora possiede anche il marchio POLICAR.
Stanno iniziando a produrre i primi prototipi, poi partirà la produzione in Cina.
Ho deciso. La mia pista sarà di nuovo Policar, come quella vecchia, sarà analogica, cioè si corre in due o più, ma ognuno ha il proprio solco, e non puoi cercare la traiettoria ideale, non puoi fare il "rifornimento carburante", mancano insomma tutta una pletora di caratteristiche alcune importanti altre meno, che avvicinerebbero la corsa a una situazione reale, cosa che il digitale può invece fare.
Ma io volevo una pista analogica, senza fronzoli, robusta, affidabile, con potenziale accesso a un parco auto enorme, di tutti i marchi, che possono essere usati su questa pista.

Attendo un po' di mesi, la pista intanto viene commercializzata, ma siamo agli inizi, mancano alcuni pezzi, e io non mi accontento del classico "otto", fosse per quello non mi muoverei nemmeno, voglio un tracciato più lungo e impegnativo, una cosa a metà tra il gioco per bimbi e la pista da club
Il tempo passa, prendo le misure dello spazio destinato al tavolo pista, non vanno bene, sposto libreria, tavolo, tutto il layout della camera è rivoluzionato (meno male che non sono sposato!!!).
Passano i mesi. Mesi di misure, di sogni, di attesa, ma il momento arriva. 
Un negozio serio, affidabile, un negoziante che prima di tutto ha la passione delle slot, e ne sa una più del diavolo, che mi esorta alla calma (raro!), a ponderare bene tutto, che mi prepara quattro layout differenti sulla base dello spazio disponibile.
Scelgo questo:



Bene, ecco qui il risultato:









La Policar presenta un fondo rugoso, sia per la pista che per i cordoli, così se si deposita polvere non diventa una pista di pattinaggio:


Gli incastri sono ottimi, e garantiscono una perfetta planarità dell'assemblato

L'impressione complessiva è di estrema robustezza, ho sollevato da un lato un tratto di pista montata lungo due metri e mezzo (salito su di una scala), e non si è staccato nulla, sembrava un pezzo solo! Monolitica!

 I cordoli e il loro pratico sistema di aggancio


 Le macchinine in scala 1:32, incluse nella confezione, che per iniziare vanno bene:



Alle macchine ho subito rimosso il magnete, che si trova attaccato sotto il telaio, e che tutti quelli accomunati da questa passione come prima cosa smontano, perchè fa rimanere la macchinina incollata alla pista, e se questo va bene per chi ha bambini, toglie l'ebbrezza di vedere le auto "scodare" nelle curve, ma soprattutto impedisce di acquisire la capacità di guida.

Auto con magnete...

 e senza magnete (basta togliere le due viti)...

Il risultato è evidente...

 con (facile facile)


e senza...(attenti alle curve)!

Naturalmente il drifitng andrebbe evitato perchè si rischiano uscite di pista, ribaltamenti, danneggiamenti auto, perdita di tempo (se si è in gara...). Per divertirsi in casa con le macchine in dotazione va bene, ma con auto più "serie", e opportunamente preparate, bisognerà arrivare a fare traiettorie più pulite.


Particolare degli incastri...


Particolare ingrandito della superficie, si nota come il rilievo è ottenuto da una serie di piccolissime "piramidi".


Ci sarebbero mille altre cose da scrivere, sulle particolarità tecniche, dal trasformatore a voltaggio in uscita regolabile, ai binari in metallo resistente all'ossidazione, dalla possibilità di aggiungere più corsie, ai cordoli facilmente agganciabili ai bordi, per non parlare degli ingegnosissimi guard-rail in morbida plastica che non solo offrono protezione nelle uscita, ma sono pure di una bellezza scenografica tale che non sfigurerebbero in un diorama...ma fate prima a visitare il sito della Policar dove troverete tutte le informazioni.




 Il sistema rapido di aggancio dei guard-rails.










Bene, è tutto per il momento, col tempo apporterò tutte quelle modifiche e aggiungerò tutti quegli elementi per rendere il colpo d'occhio più scenografico.

Un particolare grazie per i consigli e il supporto continuo a Gianvico Gilberti (Gilpavia), titolare di Wonderland Pavia
E un ringraziamento anche a Udokuoio, c'è anche il suo zampino nel disegno della pista. Udo è una delle colonne portanti del sito Tuttoslot
Per togliervi la curiosità, qui il sito della Policar






domenica 5 aprile 2020

Aria di primavera!


Un paio di video girati stamani dalla finestra di casa...😃, da cui si respira aria di primavera...buona visione!









giovedì 2 aprile 2020

Modifiche al blog

Ho inserito una serie di link a siti/blog davvero interessanti, merita dargli un'occhiata!

Li ho raggruppati nella colonna di sinistra:


 La lista per ora è breve, ma man mano si arricchirà di nuovi spunti, dateci uno sguardo!

Cronache dalla quarantena. Birdwatching dalla finestra ( e qualche foto)

Ho la fortuna, pur vivendo in un centro abitato, di avere alcune finestre che danno su una zona ricca di vegetazione e alberi di alto fusto.
Logico quindi che ogni tanto l'appassionato di natura che è in me "butti l'occhio" in mezzo alle fronde, ma se di solito è una occhiata fugace, perchè gli "sforzi" osservativi e fotografici sono indirizzati altrove, adesso, in tempi di confinamento a casa, le occhiate distratte sono diventate osservazioni più attente.
Questo mi permette, oltre a rappresentare un valido e utile passatempo, di allenare l'occhio, di "togliere la ruggine" dai teleobiettivi, e soprattutto di imparare sempre qualcosa di nuovo.

 Merlo maschio

 Ghiandaia, dimorfismo sessuale praticamente assente (maschio e femmina sono indistinguibili).
 

 Storno europeo con piumaggio invernale si nutre delle bacche blu dell'edera...osservi e impari cose nuove...(qui è difficile per me stabilire se maschio o femmina, c'è qualche differenza solo nel becco, ma è complicato da stabilire).

 Capinera maschio.


Picchio rosso maggiore femmina.

Tutto questo fotografato stamattina in una mezz'oretta di osservazione, non di più. Contento e inaspettato soprattutto il Picchio, che non mi aspettavo di vedere.

mercoledì 1 aprile 2020

Tempo di...


Che ci piaccia oppure no, in tanti abbiamo rallentato i nostri ritmi.
Le notizie tragiche si susseguono, la disinformazione dilaga.
Non capiamo più in quale realtà surreale siamo capitati.
Eppure...
Stiamo assaporando il gusto del Tempo.
Tempo che ciascuno di noi riscopre in mille piccole grandi cose che si avrebbero dovuto fare prima, solo che erano relegate in un cantuccio buio delle nostre giornate.
Mancava il Tempo. 

Rileggere con più attenzione le pagine di quel libro che avevamo iniziato troppo tempo prima, e che non riuscivamo mai a finire.
Telefonare a chi non sentivamo da troppo Tempo.
Affacciarsi alla finestra e osservare il mondo di fuori.

 Vedere come la Natura, virus o non virus, procede lenta e inesorabile con i suoi ritmi.

Queste giornate, leggo qua e là, a molti sembrano eterne.
A me scorrono velocissime. Pur tenendo la tv spenta.
Così tante cose da fare...scaffali colmi di libri pieni di storie da scoprire.
Raccoglitori pieni di migliaia di vecchie diapositive da guardare.
Vecchie scatole negli armadi da aprire, per rivedere quali tesori celano.
Magari anche solo un vecchio ferro da calza di mia Madre.
O un vecchio orologio da taschino di mio Nonno.
Certo, ho voglia di uscire. 
Di respirare aria di boschi, di sentire le foglie secche e l'umida terra sotto gli scarponi.
Di stringere mani e abbracciare tanti.
Verrà anche quel Tempo.










lunedì 16 marzo 2020

I Picchi, appunti su come fotografarli.



Tutto il pippone che segue si basa sulla mia esperienza personale, e non ho intenzione di assurgere al ruolo di depositario di verità assolute, ma voglio solo offrire un compendio di conoscenze maturate in anni e anni di appostamenti, di prove, di errori, di innumerevoli incazzature, di tante foto perse, di decine di migliaia di foto scattate, di qualche buona foto ottenuta che ripaga gli sforzi fatti.

Non sono un ornitologo, quindi non conosco al 100% il comportamento delle specie, nè la loro complessa biologia, quello che so l'ho appreso non tanto sui libri, quanto sul campo, o meglio nel bosco...

Quello che segue NON è indirizzato a chi è già esperto, ma ai neofiti del genere, per tutti gli altri può rivelarsi una piacevole lettura.

Dimenticatevi di approcciarvi al vostro soggetto se non siete esperti, non arrecate disturbo o fastidio in alcun modo, non fotografate e non avvicinatevi nemmeno ai siti di nidificazione, ma accontentatevi di osservare col binocolo in questi casi.
Va bene, ma allora come si fa a fotografare un picchio?

Beh, io ho individuato tre vie, che si applicano a tante, tantissime specie ornitologiche :

Soluzione 1: andare a zonzo per i boschi senza copertura alcuna sperando di beccare qualcosa (soluzione piuttosto avventurosa e molto basata sulla fortuna e che non mi sento di consigliare se si vogliono ottenere buone immagini).

Senza pretese, una passeggiata nel bosco con un 300 mm f/4 e 1,4 x, D3s, combinazione snella per le uscite disimpegnate. Il massimo che riesco a ottenere andando semplicemente a zonzo. Ma ovviamente in questo caso lo scopo non era il fotografare.

Soluzione 2: fare le cose con un pochino più di metodo.

Per prima cosa armarsi di un buon binocolo; non mi stancherò mai di ripetere che per il fotografo naturalista il primo strumento di cui dotarsi è il binocolo (un 10 x 50 andrà benissimo), dopodichè occorrerà individuare un albero frequentato dai nostri pennuti:




a questo punto occorre posizionare un capanno mobile, oppure costruirne uno fisso con materiali di fortuna reperiti in loco (se il terreno è vostro, come nel mio caso, è tutto molto più facile), e lasciarlo lì per un po' di giorni, perchè i nostri amici si abituino alla sua presenza. Dopodichè iniziare a osservare e scattare.

Picchio verde, a km.0.


Con sfondo autunnale, 500 mm +1,4x, fotocamera dx (D500).



Con sfondo invernale, 500 mm +1,4x, D850. 




Un posatoio inusuale per il Picchio verde...500 mm e 1,4x su Nikon D3s, distanza tra gli 8 e i 10 metri.


Nota importante! Non so da altre parti, ma qui i picchi sono estremamente diffidenti, e basta un movimento minimo dell'obiettivo che spunta dal capanno per farli fuggire a tutta velocità. 
Evidentemente temono l'uomo, dalle mie osservazioni sembrerebbe che, come per altre specie, col freddo, la neve e quindi una maggiore fame siano più "accomodanti".

Soluzione 3: andare nei capanni a pagamento, ce ne sono in tutta Italia e in tutta Europa, pagate la vostra quota giornaliera, vi accomodate e avrete la quasi certezza di fare migliaia e migliaia di foto al vostro soggetto preferito (e anche a tanti altri...). Costa sicuramente di più. Ma il risultato è garantito. Non dovrete monitorare alcuna zona, non dovrete cercare nessun albero, non dovrete montare nessun capanno, non dovrete fare levatacce e trascorrere ore e ore seduti in posizione scomoda, con la schiena che dopo un po' vi farà male, a  o s s e r v a r e  s p e s s o   i l  n u l l a
Io ho frequentato ogni tanto questi capanni, ma solo all'estero (nel Nord Europa per la precisione), e lo faccio perchè è l'unico modo per poter osservare specie che dalle mie parti non ci sono. 


Picchio cenerino che fa le linguacce, 500 mm, full frame. Polonia.


 Picchio rosso mezzano che fruga nel tronco, 500 mm, full frame. Polonia.


 La Tempesta perfetta...70/200 con 1.4 x, Nikon D850. Polonia.


Oltre al fatto che, naturalmente, in ogni caso si riprendono animali liberi, che possono andare e venire a loro piacimento (sebbene attirati con del cibo), nel caso di capanni molto ben organizzati si possono ottenere foto più "belle", più perfettine, con sfondi impeccabili e con posatoi molto scenografici.
Se ci si arrangia da soli si otterranno foto più "sudate", meno facili da ottenere, con minore effetto wow! ma soprattutto avrete un maggior grado di soddisfazione personale, nel senso che guadagnarsi la pagnotta da soli alla fine paga sempre.

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martedì 4 febbraio 2020

Testa a sfera Benro B-5

Ho acquistato questa testa a sfera (fuori produzione dal 2018) dopo aver preso atto che la mia vecchia Benro B-3 mostrava i segni del tempo.
Approfittando di uno sconto sulla baia mi sono aggiudicato la B-5 da un venditore professionale francese risparmiando anche un poco.


I dati tecnici sono di tutto rispetto, sopporta carichi fino a 22 kg., ed è il modello più grande e solido della serie. Recentemente Benro ha creato anche un paio di teste a sfera dal profilo ribassato, ma il prezzo lievita parecchio. 


Costruttore cinese di tutto rispetto, ha sempre avuto le mie simpatie, lavora bene, e sebbene sia un livello sotto i migliori costruttori, non sfigura di certo. Con la precedente B-3 ho montato di tutto, dal grandangolo al 600 mm, senza mai avere problemi o rischi di caduta laterale, ancor meno dovrei averne con questa, più grande e con diametro della testa molto maggiore.

Ed eccola qui:


Da sinistra a destra in senso orario: pomolo di rotazione orizzontale, attacco Arca swiss, piastra di attacco a sgancio rapido (in dotazione), per fotocamera oppure obiettivi che ne necessitino, pomolo di regolazione fine della frizione.


A destra, pomolo grande di blocco/sblocco della sfera.




Specifiche tecniche...


La piastra sagomata con attacco Arca, il più diffuso (del quale la cara Nikon, come anche Canon, si ostina a NON dotare le staffe di attacco dei propri tele...)


Interessante il meccanismo di chiusura della slitta, con due posizioni intervallate da uno scatto della manopola.
Tutto chiuso...

a metà strada...

aperto alla massima distanza:


Montata sul grande (!) Gitzo, qui con le gambe completamente estese, ma solo per esigenze di scena, in realtà non lo estendo mai al massimo, anche se questo treppiede qui non muove di un centesimo di millimetro tanto è pesante e robusto:



Questa Benro B-5 prenderà posto stabilmente su questo treppiede, alternandosi con la testa a bilanciere Photoseiki.

Ho montato su questo complesso una delle accoppiate più pesanti in ambito fotografico: 600 mm f/4 AFS VR e D850 con battery grip. 
L'insieme si è rivelato estremamente stabile e robusto:




Dalle foto ci si rende conto delle Dimensioni ragguardevoli della testa a sfera...

...qui comparata con la sorellina B-3.


Dettaglio del mostruoso Serie 5:

Una prova al limite per saggiare il serraggio delle viti:




Una mezz'oretta in questa posizione non ha evidenziato il minimo cedimento.
Prova superata brillantemente.
Il funzionamento dei serraggi è ottimo, senza grippature nè forzature, i movimenti sono fluidi e morbidi, sono possibili movimenti anche di piccolissima entità, senza alcun problema, insomma si ha sempre la sicurezza che il nostro prezioso insieme non cadrà.
Un'ultima nota: vi sono, come molti altri tipi di teste di diversi costruttori, due pomelli di regolazione: la cosa ha sempre creato in me un po' di confusione, dal momento che spesso ho un po' di confusione su quale usare; ricordo che la superlativa Arca Swiss B1, peraltro non più in produzione, ha un solo pomello per la frizione della sfera, a buon intenditor...