domenica 9 luglio 2023

Foreste grandi, carnivori grandi (e meno grandi).

 

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO: per chi volesse  godere appieno del dettaglio delle foto, raccomando di cliccare sulle immagini, le anteprime che vedete di seguito non rendono al massimo...

 

Tervetuloa. Benvenuto.

E' così che ti salutano i finlandesi, con quel loro sorriso schietto, sincero, che non li abbandona mai. E non solo nei ristoranti, negli alberghi, dove è dovuto e scontato, ma dappertutto, lungo una strada se chiedi un'indicazione, oppure fuori da una fattoria isolata in mezzo a chilometri e chilometri di boschi, interminati e interminabili.

Riassumendo in poche parole, la Finlandia orientale, quella al confine con la Russia, la cosiddetta Carelia, almeno nel periodo in cui ci sono stato, si riassume in  alcune parole: boschi, laghi, boschi, pioggerellina, strade diritte, laghi, una casetta ogni tot chilometri, un po' di sole, boschi, un'auto(!), pioggerellina, strade asfaltate, boschi, laghi, stradine sterrate, boschi, un'altra auto(!).

Eccomi di nuovo qui, un'altra volta, a ripercorrere strade diverse, ma sempre uguali. 

Stavolta l'obiettivo è di fotografare gli orsi, cercando una ambientazione diversa rispetto alle volte scorse. Ma con un po' di fortuna spero di avvistare anche il Lupo e il Ghiottone. Per questo motivo ho scelto il Boreal Wildlife Center di Viiksimo, a un'ora di strada da Kuhmo, dove c'è una maggiore varietà di specie.

 Succederà che fotograferò tutti e tre nella prima notte (ma sarebbe meglio chiamarla giorno) di appostamento in capanno, ed è stata una nottata memorabile. Me ne parliamo dopo. Intanto un po' di informazioni sulla logistica. Solitamente in Finlandia mi organizzo tutto da solo, voli, auto a noleggio, compresi i contatti con la gentilissima Signora Riina che gestisce via mail le prenotazioni sia per Martinselkonen che per il Boreal.

Alcune precisazioni: la giornata tipo del fotografo appassionato di natura che viene fin quassù a osservare e immortalare i grandi predatori del Nord si svolge in questo modo: innanzitutto si pranza alle 15. Alle 16 Kari oppure il suo collaboratore Tommy ti portano nei capanni. Al Boreal ci sono tre posti diversi con diverse ambientazioni, la pianura paludosa (swamp), il lago e la foresta. Io ho fatto due notti in palude e la terza in foresta. Il lago non era frequentato al momento. 

Ti chiudi dentro (cioè, accosti semplicemente la porta...) e rimani lì fino al mattino successivo, dove intorno alle 7 o alle 8 ti vengono a prendere. Nel mezzo ci sono 15 ore elettrizzanti ma stancanti, dove il sonno ti prende e ti lascia, dove non succede nulla per tre ore, poi in dieci minuti accade il finimondo. E tu devi essere pronto. Sei lì per quello, dopotutto. Ti vengono a prendere il mattino e torni alla casa nel bosco, dove ti attende la camera, consumi l'abbondante colazione, poi crolli a dormire qualche ora. Fino al pomeriggio seguente dove si ricomincia. Io dormivo poco e mi ritagliavo un paio d'ore di camminata veloce lungo la strada 9122 che si snoda attraverso boschi e laghi fino a congiungersi con la 912 diretta a Kuhmo.

Scrivevo sopra che la prima notte sono arrivati tutti e tre i signori di cui parlo più sotto. Enormemente più di quanto mi sarei aspettato.

Mi hanno detto che è un evento non raro, ma in ogni modo non comune. Succede ogni tanto, due o tre volte al mese. A me è capitato. "Jackpot!" ha esclamato Kari, quando gli ho "fatto rapporto" il mattino seguente.

La sera successiva, stesso posto, niente lupi, solo due orsi, ma parecchie incursioni del Ghiottone.

La Taiga. Una pianura paludosa, col terreno inzuppato di acqua. Nikon Z6II, 24/70 f2,8 a 24 mm. Z, 1/200 sec. f/5,6, ISO 110.

Capitolo 1: il Re.

Non c'è dubbio, il boss indiscusso è lui, l'Ursus arctos arctos. Non teme nessuno, tranne l'Uomo.

 


 

 

 

Nikon Z9, 500 FL, 1/ sec. f/4, ISO 5000.

Nikon Z6II, 70/200 Z+1,4x, 1/100 sec. f/4,5, ISO 450.

 

Nikon Z6II, 70/200 Z+1,4x, 1/400 sec. f/4,5, ISO 1800.
 
Gli onnipresenti Corvi imperiali.

 


Anche un'Aquila di mare codabianca ha fatto una comparsata.

 
Nikon Z9, 500 FL, 1/250 sec. f/4, ISO 7200.
 

Nikon Z6II, 70/200 Z+1,4x, 1/250 sec. f/4,5, ISO 320.
 
Nikon Z9, 500 FL, 1/1000 sec. f/5, ISO 500.

Quando arriva lui, lupo e ghiottone se la danno a gambe. Non sono dopotutto così stupidi da finire sotto una zampata di quel calibro. Meglio evitare lo scontro.

Ne ho osservati una decina di esemplari diversi in tre giorni, maschi giovani, una femmina col cucciolo ormai grandicello, e anche quello che i locali chiamano "Yogi", un enorme maschio di oltre 300 chilogrammi di peso, distinguibile per alcune cicatrici sul muso.

L'Orso è la specie che quassù al Boreal si è praticamente certi al 100% di osservare. Ed ogni volta che li vedo, è spettacolo puro.


Capitolo 2: il Bello.

 


Nemmeno qui c'è dubbio, il vincitore è il Lupo. Fascinoso, intrigante, elegante, astuto, il gentiluomo della taiga e della foresta. Vaga giorno e notte per chilometri e chilometri in cerca di cibo, con quella sua andatura un po' dandy, attento a tutto quello che si muove intorno a lui.

Un vero fantasma, quella sera me lo sono visto improvvisamente alla mia sinistra, mentre sorseggiavo una tazza di tè, appena fuori dal capanno, in rapido avvicinamento. Quando l'ho visto aveva già afferrato il boccone e se ne stava andando. 

Nikon Z9, 500 FL, 1/640 sec. f/4, ISO 140.

Nikon Z9, 500 FL, 1/640 sec. f/4, ISO 180

 

Da notare come, acquattato sul terreno, il suo pelo si mimetizza piuttosto bene.

Credevo non si sarebbe più fatto rivedere, invece è tornato, più volte. E ho potuto riprenderlo meglio.

Nikon Z9, 500 FL, 1/1000 sec. f/7,1, ISO 800.

 

 

Nikon Z9, 500 FL, 1/640 sec. f/4,5, ISO 160.

Nikon Z9, 500 FL, 1/640 sec. f/5, ISO 220.
 

 

 Nikon Z9, 500 FL, 1/640 sec. f/5, ISO 200.

 

Nikon Z9, 500 FL, 1/1000 sec. f/5, ISO 360.

Nikon Z9, 500 FL, 1/500 sec. f/5,6, ISO 140.


Nikon Z9, 500 FL, 1/640 sec. f/4,5,ISO 200.

 

Nikon Z9, 500 FL, 1/640 sec. f/4, ISO 180.

L'esemplare che mi ha deliziato per una buona mezz'ora con la sua presenza era un giovane maschio. Molto guardingo, i suoi occhi di giada gettavano ogni tanto uno sguardo fugace nella mia direzione, ma sostanzialmente era tranquillo. Se ne andava e veniva, afferrando un boccone ogni tanto e masticandoselo con calma un po' più in là, al limitare degli alberi. E leccandosi i baffi alla fine dello spuntino.

 Nikon Z9, 500 FL, 1/640 sec. f/4,5, ISO 160.

Ogni tanto, cautamente, allungava il naso e annusava qua e là. Per poi mostrare tutta la sua bellezza quando si ergeva col collo allungato per meglio vedere in lontananza.

 Nikon Z9, 500 FL, 1/640 sec. f/4,5, ISO 160.

 Un incontro indimenticabile, straordinario.



Capitolo 3: il Guastafeste. 

 

Vince a mani basse il Ghiottone (Gulo gulo). 

Una specie di folletto, agitatissimo, furbissimo, lestofante. Devo dire che ha attirato subito le mie simpatie.

Si muove rapido, con un'andatura ondulatoria molto simile a quella della faina. Si pietrifica di tanto in tanto col naso in aria o con lo sguardo fisso su un punto, cercando di individuare eventuali pericoli. Si muove veloce, ed è un predatore astuto e spietato. Ha un morso di una potenza devastante, capace di spezzare il femore di una renna.

Le dimensioni sono quelle di un cane di media taglia, o se vogliamo una volta e mezza un tasso. La prima notte si è fatto vivo presto, ma nell'ora più sfortunata, quella del cosiddetto crepuscolo, quelle due orette in cui il sole cala sotto l'orizzonte di pochi gradi, per poi riapparire di nuovo.

Nikon Z9, 500 FL, 1/200 sec. f/4, ISO 25000 (sì, c'era davvero poca luce).

 

Nikon Z9, 500 FL, 1/80 sec. f/4, ISO 9000 (ho rischiato con un tempo lento per poter abbassare gli ISO).


 Estremamente vorace, si nutre praticamente di tutto, la sua dieta principalmente carnea si integra con frutti, bacche, erbe. Naturalmente non disdegna le carogne, che rappresentano sempre una buona fonte di proteine e grassi disponibili senza fatica. Preda spesso e volentieri animali domestici, ma anche cuccioli di lupo, volpi. Ed è in grado di predare cervidi di grandi dimensioni come renne, cervimulo, alci.

Nelle prime due notti in capanno, si è fatto vedere numerose volte, e si è avvicinato davvero tantissimo. Arriva da lontano, correndo nella taiga, e annusando il terreno.

Nikon Z9, 500 FL, 1/500 sec. f/4, ISO 900.

Fondamentalmente è un animale spiccatamente solitario, e delimita il territorio con urine e feci.

Nikon Z9, 500 FL, 1/500 sec. f/5, ISO 220.

Nikon Z9, 500 FL, 1/500 sec. f/5, ISO 360.
 

Nikon Z9, 500 FL, 1/500 sec. f/5, ISO 250.

 

Nikon Z9, 500 FL, 1/500 sec. f/5, ISO 250.

Nikon Z9, 500 FL, 1/1000 sec. f/5, ISO 1400.

 

Nikon Z9, 500 FL, 1/800 sec. f/5,6, ISO 1600.

Il nome Ghiottone gli è stato attribuito a causa della grande voracità che mostra nel mangiare. Ed è uno spettacolo, credetemi, vederlo mordere con rabbia, cercare di strappare i brandelli di carne, per portarsi via tutto il pezzo.

Nikon Z9, 500 FL, 1/500 sec. f/4, ISO 400.

Nikon Z9, 500 FL, 1/125 sec. f/4, ISO 6400, condizioni di luce al limite.

 

 Nikon Z9, 500 FL, 1/125 sec. f/4, ISO 8000.

Nikon Z9, 500 FL, 1/800 sec. f/5,6, ISO 1250.
 
Nikon Z9, 500 FL, 1/160 sec. f/4, ISO 25600.
 
 
Geolocalizzazione da Lightroom. Dalla strada sterrata un breve viottolo porta ai capanni che si affacciano sulla pianura paludosa (al centro dello screenshot).

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Dopo due notti consecutive nella taiga paludosa, la terza e ultima l'ho trascorsa in foresta. Completamente solo anche stavolta, con la differenza che non c'era nessuno, nemmeno nei capanni vicini. 

Le foto scattate qui mi hanno particolarmente emozionato, soprattutto quelle ambientate. Il 500 mm rischia di essere poco usato perchè i plantigradi si avvicinano tantissimo, e la scelta migliore è di usare uno zoom tele, come il 70/200, che io ho però moltiplicato 1,4 x per avere una sorta di 100/280 all'incirca. Non vedo l'ora di accalappiarmi il nuovo 180/600...(ma anche il 100/400 andrebbe bene).

Nikon Z6II, 70/200 Z+1,4x, 1/400 sec. f/4, ISO 1000.


Nikon Z6II, 70/200 Z+1,4x, 1/500 sec. f/4, ISO 640.

 

Nikon Z6II, 70/200 Z+1,4x, 1/400 sec. f/4, ISO 900.

 

 Nikon Z6II, 70/200 Z+1,4x, 1/400 sec. f/4, ISO 800 (foto ulteriormente ritagliata).


Non mancano ospiti graditi...Nikon Z9, 500 FL, 1/500 sec. f/5, ISO 640.

Nikon Z9, 500 FL, 1/500 sec. f/4,5, ISO 320.

 

Nikon Z9, 500 FL, 1/500 sec. f/4, ISO 1100.

 

Così vicini da essere fotografati anche col grandangolo...(24/70).

Nikon Z9, 500 FL, 1/320 sec. f/4,5, ISO 560.

 

 Two brothers. Cresciutelli. Nikon Z9, 500 FL, 1/320 sec. f/4,5, ISO 640.

 Ecco uno dei momenti più emozionanti, l'orso Yogi, il gigantesco maschio che si aggira nei paraggi e che fa fuggire tutti gli altri orsi giovani, è passato a darsi una grattatina (sempre sullo stesso piccolo abete, il quale ormai non ne può più...).



Nikon Z6II, 70/200 Z+1,4x, 1/125 sec. f/4, ISO 20000. Sono le 02:17 del mattino, ed è il momento in cui c'è meno luce. E' davvero GROSSO, non ci sono elementi nella foto per definire le proporzioni, ma ho stimato che, in posizione eretta, dovesse essere almeno 2 metri e mezzo. Per 280/300 chilogrammi di peso, tale è la stazza di un maschio adulto di Orso bruno eurasiatico. E mi mantengo prudente.

 

Nikon Z6II, 70/200 Z+1,4x, 1/125 sec. f/4, ISO 11400.

 


L'ultimo orso se ne va, continuo a scattare fino a quando non è che una massa confusa in mezzo agli abeti, impossibile da mettere a fuoco, ma lo fotografo lo stesso. Lo voglio ricordare così. Sono le 04:20 del mattino, la luce è tornata, ma tra un'oretta dovrò lasciare il capanno, andarmene all'auto, tornare al lodge, chiudere la valigia e tornare a casina.

Nota divertente: l'ultima notte dovevo sbaraccare prima. Avendo il volo alle 11 da Kajaani, dovendo essere all'imbarco almeno un'ora e mezza prima e avendo 2 ore e passa di auto prima di arrivare all'aeroporto, i conti erano presto fatti. Dovevo uscire da lì intorno alle 5, andare al lodge, chiudere i bagagli, e partire, con una notte di veglia sul groppone.

Faccio presente la cosa a Tommy, il quale seraficamente mi dice: 

- "Ah, non c'è problema, vieni al capanno con la tua auto, così te ne vai quando vuoi."

- "Ok, ma ci sono gli orsi lì intorno..."

- "Tranquillo, quelli scappano appena ti vedono".

In ogni caso, quando sono uscito dal capanno, mi sono guardato bene intorno prima...perchè scapperanno pure, ma metti che Yogi decida di introdurre una variante nella sua dieta.

Anche qui ho geolocalizzato con Maps il punto dove si trova il capanno nella foresta e si trova letteralmente a poche centinaia di metri dal border russo. 

Osservate lo screenshot seguente.

 

A sinistra si vede la strada che porta al capanno. Che si trova dove ci sono le due bandierine gialla e rossa, che rappresentano il numero di foto scattate fino a quel momento. Ora, dalla strada alle "bandierine", sono circa tre minuti a piedi di sentiero nel bosco. A destra, la linea bianca indica il confine. Il calcolo è semplice.

Se fossi uscito e avessi camminato per 12/15 minuti circa sarei stato in Russia. Non per niente al Boreal Centre Kari Kamppainen mi ha chiesto di identificarmi, spiegandomi che essendo in una specie di "zona fantasma" al confine tra i due stati la mia presenza doveva essere nota alle guardie di frontiera finlandesi.

Sono stati giorni e notti entusiasmanti. Sto valutando se tornare in settembre, per osservare i colori autunnali, oppure se anticipare ad aprile, per avere l'incantevole ambientazione con la neve, alla fine dell'inverno.

La finisco qui. Ho messo le foto con i dati tecnici per chi ne fosse interessato, ho scritto un po' di testo per chi ama leggere. Spero siano tutti soddisfatti.

Grazie a chi ha avuto la pazienza di leggermi fino alla fine.






venerdì 12 maggio 2023

Conversazione con una pietra (Oggi butta così-1)

 

 

Oggi butta così.😊

Dopotutto, questo blog non si chiama forse "Scatti e Pensieri"?

 

Wisława Szymborska è una poetessa polacca, premio Nobel 1996 per la letteratura.

Poesie essenziali, le sue. Il loro pregio è di riuscire a trasportare il lettore dentro mondi lontanissimi dal proprio modo di pensare. Nella seguente poesia, che mi colpisce particolarmente, fa parlare una pietra, e ci fa capire cosa vuol dire non avere una mente, essere appunto una pietra. Nella mia ignoranza, non scrivo altro, vi lascio alla lettura.

 


Conversazione con una pietra.

Busso alla porta della pietra.
− Sono io, fammi entrare.
Voglio venirti dentro,
dare un’occhiata,
respirarti come l’aria.

−Vattene − dice la pietra.−
Sono ermeticamente chiusa.
Anche fatte a pezzi
saremo chiuse ermeticamente.
Anche ridotte in polvere
non faremo entrare nessuno.

Busso alla porta della pietra.
− Sono io, fammi entrare.
Vengo per pura curiosità.
La vita è la sua unica occasione.
Vorrei girare per il tuo palazzo,
e visitare poi anche la foglia e la goccia d’acqua.
Ho poco tempo per farlo.
La mia mortalità dovrebbe commuoverti.

− Sono di pietra − dice la pietra −
e devo restare seria per forza.
Vattene via.
Non ho i muscoli per ridere.

Busso alla porta della pietra.
− Sono io, fammi entrare.
Dicono che in te ci sono grandi sale vuote,
mai viste, belle invano,
sorde, senza l’eco di alcun passo.
Ammetti che tu stessa ne sai poco.

− Sale grandi e vuote − dice la pietra −
ma in esse non c’è spazio.
Belle, può darsi, ma al di là del gusto
dei tuoi poveri sensi.
Puoi conoscermi, però mai fino in fondo.
Con tutta la superficie mi rivolgo a te,
ma tutto il mio interno è girato altrove.

Busso alla porta della pietra.
− Sono io, fammi entrare.
Non cerco in te un rifugio per l’eternità.
Non sono infelice.
Non sono senza casa.
Il mio mondo è degno di ritorno.
Entrerò e uscirò a mani vuote.
E come prova d’esserci davvero stata
porterò solo parole,
a cui nessuno presterà fede.

− Non entrerai − dice la pietra.−
Ti manca il senso del partecipare.
Nessun senso ti sostituirà quello del partecipare.
Anche una vista affilata fino all’onniveggenza
a nulla ti servirà senza il senso del partecipare.
Non entrerai, non hai che un senso di quel senso,
appena un germe, solo una parvenza.

Busso alla porta della pietra.
− Sono io, fammi entrare.
Non posso attendere duemila secoli
per entrare sotto il tuo tetto.

− Se non mi credi − dice la pietra −
rivolgiti alla foglia, dirà la stessa cosa.
Chiedi a una goccia d’acqua, dirà come la foglia.
Chiedi infine a un capello della tua testa.
Scoppio dal ridere, d’una immensa risata
che non so far scoppiare.

Busso alla porta della pietra.
− Sono io, fammi entrare.
− Non ho porta − dice la pietra.

Wisława Szymborska

(Traduzione di Pietro Marchesani)

da “Sale”, Libri Scheiwiller, 2005

domenica 7 maggio 2023

Biecai. Terra, aria, cielo (e fiori).

 

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO: per godere appieno del dettaglio delle foto, raccomando di cliccare sulle immagini, le anteprime non rendono al massimo...

Ogni anno, all'inizio di maggio, salgo al lago Biecai, in alta Valle Ellero,

 Anche quest'anno poca acqua, nonostante le ultime abbondanti piogge, ma una piccola porzione del bacino è ricoperta d'acqua, sempre meglio di niente. Per il resto, le solite formazioni "a panettone" di cui avevo scritto lo scorso anno, createsi grazie allo scorrere dei rigagnoli che hanno frantumato il terreno in grosse zolle erbose e spugnose. Il tempo era abbastanza buono, grossi nuvoloni a partire dal primo pomeriggio, ma niente pioggia, e l'alternanza sole/nuvole ha contribuito a creare intriganti giochi di luce.



 Come detto, la parte a nord del lago ha raccolto una modesta quantità d'acqua, ma siamo ben lontani dalle quantità che si potevano riscontrare fino a una decina di anni fa.

 


Per il resto, un tripudio di fioriture, come ogni primavera, accanto ai soliti, immancabili milioni di Crocus, Violette, Pulsatille, Sempervivum.

 Una stupenda Pulsatilla, forse una Pulsatilla vernalis (non ne sono sicuro) alta, che si ergeva solitaria in mezzo ai rododendri. Impossibile non notarla.

Mi sono poi letteralmente perso in decine di scatti giocando sullo sfuocato del teleobiettivo, vi propongo qui di seguito una carrellata riassuntiva. Per gli amanti dei tecnicismi, tutte le foto dei fiori sono state fatte con Nikon Z9 e 300 mm. f/4 PF (obiettivo che non cessa di stupirmi per le sue prestazioni da primato).






 (mi sono accorto dell'insetto sul petalo del fiore a sinistra solo guardando a monitor l'immagine ingrandita...)

 

 

 


Le uniche due orchidee selvatiche in cui mi sono imbattuto...ma meritavano uno scatto.

 Un ultimo sguardo a Cima delle Saline, Cima delle masche e Punta Havis De Giorgio.


E un ultimo saluto ai pascoli costellati di milioni di puntini bianchi, prima di scendere a valle.


Dimenticavo....l'immancabile marmotta...


 






mercoledì 12 aprile 2023

Alla ricerca delle perdute origini (?).

  I miei genitori sono nati in un paesino nel comune di Monastero Vasco, i Bertolini Soprani, a 650 metri di altitudine. Già dalla strada che collega i due paesi si nota un colle dalla sommità rotonda, denominato Monte Cervetto, Monte Ciarvetto, e altri toponimi. Quando ero molto piccolo, come tanti di noi, trascorrevo le vacanze estive qui, dai nonni, e guardavo questa montagna, sì io la chiamavo la Montagna, e mio nonno mi raccontava su di lei storie fantasiose di "masche" e folletti che la abitavano, ma ogni tanto diventava serio e allora mi parlava di storie di animali veri che ci si trovavano per davvero, cinghiali e volpi, martore e faine, qualche lupo di passaggio, e una moltitudine di uccelli. Anche queste narrazioni hanno avuto la loro parte nell'accendere in me la passione per la Natura.

 

Vista di Monte Cervetto dai Bertolini Soprani.

 

I Bertolini Soprani visti da Monte Cervetto. 

  Del Mun Ciarvèt si ha già notizia in una cronaca del 1300 dove si descrive una lite tra gli abitanti del Monteregale e il Priore del convento benedettino di Monastero riguardo il possedimento di estese boscaglie situate in Val Corsaglia, denominate Terzomillio e Monte Salveto. La lite verrà composta nel 1302 e gli uomini di Vasco potranno godere dei benefici di tali terre, sotto forma di terre da disboscare, diritto di pascolo per gli animali, e raccolta delle castagne. Nel documento si cita espressamente  la "cava di Montis Zalveti", cosa che farebbe presumere che la cava di marmo fosse sfruttata già nel XIII secolo:

"Il Priore Alessandro Canale si lagna con il procuratore del Monteregale, Enrico Dati, perchè molti uomini della comunità usurpano diritti su beni e cose del Convento -bona et res dicti Monasterii de Vascho - e si impossessano dei frutti  -contra Deum et iustitiam, maxime terram, nemos (boschi), prata et castagneta- che si trovano fra il fiume Corsaglia, le cave Montis Zalveti- e il castagneto che fu dei Merlotorum".(1)

 

Veniamo ai giorni nostri.

Ne percorro spesso i sentieri, soprattutto il cosiddetto "sentiero dei Bassi", che conduce appunto in Val Corsaglia e sbocca in prossimità della frazione detta "I Bassi". Ma negli ultimi mesi ho intensificato le mie percorrenze, alla ricerca di ciò che rimane delle tracce di queste antichi sfruttamenti del territorio.

                                    Il sentiero cosiddetto "dei Bassi".

 

Ho scoperto però altri sentieri più antichi, ancora ben visibili in mezzo al folto bosco e sottobosco, che corrono in molti casi paralleli al sentiero principale. Flebili tracce operate dall'uomo nei secoli scorsi, e che oggi vengono percorsi da animali selvatici, cacciatori e da qualche ignaro cercatore di funghi tutt'al più. Non è facile scorgerli, ma la loro traccia è rimasta. 

Così come sono rimaste le vestigia, queste ben più visibili, di muretti eretti con pietre a secco. Pietre quasi sicuramente trasportate dalla vicina cava di marmo, il cui sfruttamento, come abbiamo visto, era già in atto nel '300.

 





Questi muretti costruiti a secco, semplicemente impilando pietre le une sulle altre senza alcun tipo di malta o legante avevano lo scopo di delimitare gli appezzamenti di terreni, un po' come in Irlanda, oppure nella nostra Sicilia e altre zone del sud.

Purtroppo non sono riuscito a determinarne l'età. Non una iscrizione, non una data incisa, quasi sicuramente sono anteriori a un paio di secoli fa, gli anziani del paese riferiscono di averli visti, ma di non sapere chi li ha eretti.

Rimane la soddisfazione di averli cercati, di averne intuito la posizione, lo scopo; immaginando al contempo lo sforzo, enorme, disumano, del trasporto, della costruzione, di quante ore saranno state necessarie, e di quante persone avranno versato sudore per chissà quante ore, e quanti carretti traballanti avranno percorso queste colline, dalla cava fino a qui. 

Semplici tracce, umili, essenziali, seminascoste sotto innumerevoli strati di foglie decomposte, testimoni muti della fatica delle genti di questi luoghi.

Riferimenti bibliografici:

(1): Danna D. Cronache Monasteresi. Ristampa. Monastero di Vasco, 1993.

venerdì 9 dicembre 2022

Colpi di luce (passeggiate autunnali)

 L'aria è frizzantemente fresca in questo tardo pomeriggio di novembre. 

Le foglie scricchiolano sotto la suola degli scarponi. Ma ce ne sono ancora molte sugli alberi di castagno, un foliage che dura oltre il previsto complici le temperature ancora oltre le medie stagionali.


Sto camminando da un paio d'ore, pomeriggio impegnativo, ci sono le videotrappole da controllare, la fototrappola da regolare, batterie esauste da sostituire.

Mi prendo il tempo di guardarmi intorno, osservo il percorso di camminamento di un gruppo di cinghiali, sono quelle femmine coi piccoli, si tratta della seconda gravidanza dell'anno.

Imbocco una vecchia via sterrata, devo raggiungere la sommità di un colle che è lo spartiacque tra due valli.



 

                                           ...la valle di qua....

 

                                           ...e la valle di là...
   

Passo dopo passo, mi imbatto in tavolozze di colori che solo nelle fervide menti dei più grandi pittori











Scendendo, dopo avere sistemato le mie cose, è già tardi, la luce sta calando in fretta, nel sottobosco colpi di luce qua e la'. Ma è un momento magico, mi devo fermare quasi a ogni passo perchè ad ogni metro si dipinge uno scenario nuovo.





 

L'ultimo sguardo è per lui, il lontano Monte Rosa. Con la sua mole domina e sorveglia tutta la pianura, come un castello medievale che si erge sul contado circostante.


 

 

venerdì 29 luglio 2022

Passaggi...pillole di videotrappolaggio.

Ho montato questo video che riassume i primi sei mesi di videotrappolaggio del 2022.

 

Sei mesi di riprese diurne e notturne, di innumerevoli passaggi di caprioli, cinghiali, volpi, prede, predatori, oltre a intermezzi ventosi, piovosi, nevosi, addirittura una violenta grandinata. Le videotrappole, una in particolare, sono state posizionate in luoghi remoti, sui punti di passaggio dei selvatici. 

Si scoprono cose interessanti, e sto imparando molto sul comportamento degli animali, ben più che leggendone sui libri. A volte succede che una volpe rimanga quattro (4) ore sdraiata sotto la videotrappola, dormicchiando, grattandosi e stiracchiandosi, e che la videocamera ti riprenda decine e decine di video, magari mentre dorme.

Ho deciso di non montarci su nessuna colonna sonora, la "musica" di sottofondo è quella della Natura, il vento, lo scricchiolio delle foglie secche, il calpestio degli zoccoli sul terreno, il cinguettio degli uccelli.

Spero vi piaccia.

Buona visione, e ricordatevi di mettere un like sul video di youtube. Se vedo che è piaciuto a molti, ne condividerò altri.