mercoledì 12 aprile 2023

Alla ricerca delle perdute origini (?).

  I miei genitori sono nati in un paesino nel comune di Monastero Vasco, i Bertolini Soprani, a 650 metri di altitudine. Già dalla strada che collega i due paesi si nota un colle dalla sommità rotonda, denominato Monte Cervetto, Monte Ciarvetto, e altri toponimi. Quando ero molto piccolo, come tanti di noi, trascorrevo le vacanze estive qui, dai nonni, e guardavo questa montagna, sì io la chiamavo la Montagna, e mio nonno mi raccontava su di lei storie fantasiose di "masche" e folletti che la abitavano, ma ogni tanto diventava serio e allora mi parlava di storie di animali veri che ci si trovavano per davvero, cinghiali e volpi, martore e faine, qualche lupo di passaggio, e una moltitudine di uccelli. Anche queste narrazioni hanno avuto la loro parte nell'accendere in me la passione per la Natura.

 

Vista di Monte Cervetto dai Bertolini Soprani.

 

I Bertolini Soprani visti da Monte Cervetto. 

  Del Mun Ciarvèt si ha già notizia in una cronaca del 1300 dove si descrive una lite tra gli abitanti del Monteregale e il Priore del convento benedettino di Monastero riguardo il possedimento di estese boscaglie situate in Val Corsaglia, denominate Terzomillio e Monte Salveto. La lite verrà composta nel 1302 e gli uomini di Vasco potranno godere dei benefici di tali terre, sotto forma di terre da disboscare, diritto di pascolo per gli animali, e raccolta delle castagne. Nel documento si cita espressamente  la "cava di Montis Zalveti", cosa che farebbe presumere che la cava di marmo fosse sfruttata già nel XIII secolo:

"Il Priore Alessandro Canale si lagna con il procuratore del Monteregale, Enrico Dati, perchè molti uomini della comunità usurpano diritti su beni e cose del Convento -bona et res dicti Monasterii de Vascho - e si impossessano dei frutti  -contra Deum et iustitiam, maxime terram, nemos (boschi), prata et castagneta- che si trovano fra il fiume Corsaglia, le cave Montis Zalveti- e il castagneto che fu dei Merlotorum".(1)

 

Veniamo ai giorni nostri.

Ne percorro spesso i sentieri, soprattutto il cosiddetto "sentiero dei Bassi", che conduce appunto in Val Corsaglia e sbocca in prossimità della frazione detta "I Bassi". Ma negli ultimi mesi ho intensificato le mie percorrenze, alla ricerca di ciò che rimane delle tracce di queste antichi sfruttamenti del territorio.

                                    Il sentiero cosiddetto "dei Bassi".

 

Ho scoperto però altri sentieri più antichi, ancora ben visibili in mezzo al folto bosco e sottobosco, che corrono in molti casi paralleli al sentiero principale. Flebili tracce operate dall'uomo nei secoli scorsi, e che oggi vengono percorsi da animali selvatici, cacciatori e da qualche ignaro cercatore di funghi tutt'al più. Non è facile scorgerli, ma la loro traccia è rimasta. 

Così come sono rimaste le vestigia, queste ben più visibili, di muretti eretti con pietre a secco. Pietre quasi sicuramente trasportate dalla vicina cava di marmo, il cui sfruttamento, come abbiamo visto, era già in atto nel '300.

 





Questi muretti costruiti a secco, semplicemente impilando pietre le une sulle altre senza alcun tipo di malta o legante avevano lo scopo di delimitare gli appezzamenti di terreni, un po' come in Irlanda, oppure nella nostra Sicilia e altre zone del sud.

Purtroppo non sono riuscito a determinarne l'età. Non una iscrizione, non una data incisa, quasi sicuramente sono anteriori a un paio di secoli fa, gli anziani del paese riferiscono di averli visti, ma di non sapere chi li ha eretti.

Rimane la soddisfazione di averli cercati, di averne intuito la posizione, lo scopo; immaginando al contempo lo sforzo, enorme, disumano, del trasporto, della costruzione, di quante ore saranno state necessarie, e di quante persone avranno versato sudore per chissà quante ore, e quanti carretti traballanti avranno percorso queste colline, dalla cava fino a qui. 

Semplici tracce, umili, essenziali, seminascoste sotto innumerevoli strati di foglie decomposte, testimoni muti della fatica delle genti di questi luoghi.

Riferimenti bibliografici:

(1): Danna D. Cronache Monasteresi. Ristampa. Monastero di Vasco, 1993.

venerdì 9 dicembre 2022

Colpi di luce (passeggiate autunnali)

 L'aria è frizzantemente fresca in questo tardo pomeriggio di novembre. 

Le foglie scricchiolano sotto la suola degli scarponi. Ma ce ne sono ancora molte sugli alberi di castagno, un foliage che dura oltre il previsto complici le temperature ancora oltre le medie stagionali.


Sto camminando da un paio d'ore, pomeriggio impegnativo, ci sono le videotrappole da controllare, la fototrappola da regolare, batterie esauste da sostituire.

Mi prendo il tempo di guardarmi intorno, osservo il percorso di camminamento di un gruppo di cinghiali, sono quelle femmine coi piccoli, si tratta della seconda gravidanza dell'anno.

Imbocco una vecchia via sterrata, devo raggiungere la sommità di un colle che è lo spartiacque tra due valli.



 

                                           ...la valle di qua....

 

                                           ...e la valle di là...
   

Passo dopo passo, mi imbatto in tavolozze di colori che solo nelle fervide menti dei più grandi pittori











Scendendo, dopo avere sistemato le mie cose, è già tardi, la luce sta calando in fretta, nel sottobosco colpi di luce qua e la'. Ma è un momento magico, mi devo fermare quasi a ogni passo perchè ad ogni metro si dipinge uno scenario nuovo.





 

L'ultimo sguardo è per lui, il lontano Monte Rosa. Con la sua mole domina e sorveglia tutta la pianura, come un castello medievale che si erge sul contado circostante.


 

 

venerdì 29 luglio 2022

Passaggi...pillole di videotrappolaggio.

Ho montato questo video che riassume i primi sei mesi di videotrappolaggio del 2022.

 

Sei mesi di riprese diurne e notturne, di innumerevoli passaggi di caprioli, cinghiali, volpi, prede, predatori, oltre a intermezzi ventosi, piovosi, nevosi, addirittura una violenta grandinata. Le videotrappole, una in particolare, sono state posizionate in luoghi remoti, sui punti di passaggio dei selvatici. 

Si scoprono cose interessanti, e sto imparando molto sul comportamento degli animali, ben più che leggendone sui libri. A volte succede che una volpe rimanga quattro (4) ore sdraiata sotto la videotrappola, dormicchiando, grattandosi e stiracchiandosi, e che la videocamera ti riprenda decine e decine di video, magari mentre dorme.

Ho deciso di non montarci su nessuna colonna sonora, la "musica" di sottofondo è quella della Natura, il vento, lo scricchiolio delle foglie secche, il calpestio degli zoccoli sul terreno, il cinguettio degli uccelli.

Spero vi piaccia.

Buona visione, e ricordatevi di mettere un like sul video di youtube. Se vedo che è piaciuto a molti, ne condividerò altri.



sabato 18 giugno 2022

Biecai, il lago che appare e scompare.

 

E' sabato Primo Maggio, un  tempo incerto, tra un timido sole e brutti nuvoloni scuri. La voglia di salire la Valle Ellero è tanta, così come la voglia di provare il nuovo grandangolo, e allora afferro lo zaino già pronto, come sempre, dalla sera prima, e si parte.

Quest'anno con l'auto arrivo quasi fino alla fine della strada, sotto il Cars le valanghe non sono cadute, quindi risparmio un bel po' di passi.

Meta è il lago Biecai, non lontano dall'inizio della camminata. Ma prima di arrivarci, a Pian Marchisa, uno spettacolo mi attende, la fioritura dei crocus è già in pieno sviluppo, un'effervescenza colorata di bianco, giallo, blu e violetto.


 




Salendo dal rifugio Garelli verso il lago, vengo investito da una pioggia ghiacciata, la temperatura è vicina allo zero, incontro solo un paio di escursionisti, ma vado avanti lo stesso. Dopo pochi minuti le gocce di ghiaccio cessano di sferzarmi il viso, ma le nuvole brutte e nere rimangono.

Arrivo alla mia meta. Paesaggio che sembra preso pari pari da Grande Inverno di Games of Thrones, manca solo che dalle colline intorno si faccia avanti l'esercito dei non-morti. 


Ecco, a proposito di morti, pure i resti di un bovino forse assalito dai lupi.   

Il meteo è estremamente mutevole, come si vede dalle foto che seguono; un momento prima sembra che debba scatenarsi Giove Pluvio, un attimo dopo spunta il sole. Osservo i nuvoloni minacciosi: decido di rimanere ancora un po', l'atmosfera è da favola. Sono solo adesso, c'era solo un gruppetto di alcune persone, che hanno già alzato i tacchi in direzione della via del ritorno.


Gironzolo per parecchio intorno al lago, osservando queste stranissime formazioni simili a tanti panettoni. Il Biecai è un lago effimero, l'acqua lentamente filtra attraverso il terreno calcareo svuotando il bacino già nei mesi di giugno-luglio ma progressivamente la quantità primaverile di neve in discioglimento è andata abbassandosi negli ultimi anni, e questo inverno siccitoso e con poche precipitazioni nevose ha dato un mezzo colpo di grazia privandoci dello spettacolo del lago colmo di acqua. Quello che vedete nelle foto è in pratica il fondo del lago, dove lo scorrere incessante di mille rigagnoli ha frantumato il fondo in migliaia di grosse "zolle" spugnose di terra. 

 

Per il resto, solo un po' di neve (poca...) a coprire la conca.


 Decido di ritornare, un ultimo sguardo agli innumerevoli fiori che costellano i pendii,  


...e poi via, verso il fondo valle, dove il sole non ha mai smesso di splendere.



P.S. lo scopo di questa giterella era sì di ammirare i paesaggi delle nostre valli, ma anche di provare il nuovo obiettivo per la Nikon Z, il 14/24 f/2,8. Tutte le foto sono state scattate con questa lente. Prova superata con successo totale, ma ne parlerò in un articolo dedicato.




 

domenica 22 maggio 2022

Momenti di Primavera nel sottobosco.

 

Durante ogni primavera, tra i mesi di marzo e aprile, mi piace dedicarmi alla ricerca dei  primissimi fiori che iniziano a fare timidamente  capolino tra gli strati di vecchie foglie del sottobosco. Un’attività appagante oltre che rilassante e piacevole, che ogni anno mi insegna qualcosa sullo sterminato mondo dei fiori selvatici. 

Corydalis cava. 300 mm, 1/125 sec., f/5.6, iso 800

 

         Dente di cane (Erythronium dens-canis). Sempre una delle primissime fioriture del sottobosco. 14/24 S f2,8, a 14 mm., f/11, 1/250 sec, ISO 500.

 

Anemoni, 14/24 S f2,8, a 14 mm., f/11, 1/250 sec, ISO 500
 
  Sempre tra le prime fioriture, Campanellino di primavera (Leucojum vernum). Malgrado la persistente siccità, ho scovato in un bosco una piccola zona umida dove ne sono fioriti a migliaia.


 

 
 
 La sempre presente Hepatica nobilis (Erba trinità), che si staglia splendente sullo sfondo scuro del sottobosco...

 
...oppure che fa capolino tra le foglie secche.
 

Nikon Z6II, 600 mm AFS VR, 1/800 f/4.0, ISO 400, treppiede. 
 
 
 

Violette, 300 mm, 1/320 sec., f/5.6, iso 400.
 
 
Le specie viste finora sono molto comuni e si trovano, per quanto riguarda la loro distribuzione altudinale, dai 300 ai 7/800 metri.
 
Se saliamo di quota, intorno ai 1200-1500 metri, in praterie rase alpine e sub-alpine, dalla metà di aprile, nevi permettendo, si trovano le prime orchidee spontanee.
 
 



Dactylorhiza sambucina (cosiddetta perchè emana un odore di sambuco)
 
Ma qui non siamo più nel sottobosco, bensì in un pratone alpino, quindi stiamo andando fuori tema... 
 
 
Infine, e concludo, osservando che capita ogni tanto, di fare incontri, in genere sfuggenti, con le creature a quattro zampe che popolano i boschi.
 
 
 
Appena mi ha visto...Capriolo maschio. 70-200 2,8 FL a 200 mm, 1/640 sec., f/7.1, iso 1000.
 
 Tutte le foto sono state scattate con la Nikon Z6II. Per quanto riguarda le ottiche, ho spaziato dal 14 al 600 mm. Il che vale a dire che non ci sono limiti all'impiego di qualunque focale.
 
 
 


 

giovedì 7 aprile 2022

Punti di ripresa...abbassarsi è importante (per neofiti del genere).

Mi è venuto in mente di scrivere queste righe in una primavera arida ma ugualmente ricca di fiori che mi diverto a riprendere in ogni modo. Magari a qualcuno potrebbe essere utile sapere come cambia drammaticamente, e generalmente in meglio, il soggetto delle nostre foto a seconda sia della posizione dell'occhio del fotografo che di quella della fotocamera.

Il primo scatto, eseguito in ginocchio, fotocamera all'occhio, quindi 70/80 cm dal suolo.

                               Corydalis cava. 300 mm, 1/320 sec., f/4, iso 800

 Nella foto sotto, dalla stessa distanza e direzione, semplicemente abbassato con la fotocamera a livello suolo. Stessi parametri di prima, stesso tutto (cambia solo leggermente il tempo perchè ero a modalità di diaframmi, ma del tutto ininfluente ai fini dell'inquadratura).

                                                       300 mm, 1/500 sec., f/4, iso 800 

Davvero un'altra foto.

Altro esempio.

Prima foto: scatto in piedi.

                                    300 mm, 1/125 sec., f/5,6, iso 800 

 Seconda foto: scatto in ginocchio.


Terza foto: fotocamera rasoterra. Tutta un'altra storia. Semplicemente accovacciati al suolo e tenendo la fotocamera sul terreno.

 

Non ho utilizzato il treppiede, tutti gli scatti sono stati ottenuti a mano libera. Non sarebbe infatti possibile poggiare la fotocamera al suolo con un treppiede, anche allargandone al massimo le gambe. La testa a sfera ha una sua altezza, che influirebbe negativamente sull'altezza di lavoro.

Pertanto, in questo caso specifico, con terreno in piano, si procede a mano libera.

Se invece, il terreno presentasse un qualche dislivello, allora sarebbe possibile utilizzare lo stativo, ma questo è stato oggetto di un altro articolo (qui di seguito un esempio).

 

Torniamo al piano.

Aiuta molto, è il caso di dirlo, il monitor basculabile. Naturalmente lo stesso risultato si ha anche con le fotocamere a monitor fisso, ma bisogna sdraiarsi a terra. E in una giornata come quella di oggi, con la pioggia e il terreno bagnato, non sarebbe stato troppo agevole.

Concludendo, è davvero il caso di porre attenzione al punto di ripresa delle nostre foto, visto come cambia drammaticamente il risultato finale in  funzione della posizione del fotografo rispetto al soggetto.

Senza contare l'impatto positivo che l'atto della flessione e dell'estensione degli arti inferiori ha sul nostro fisico. I nostri glutei, i quadricipiti e gli ischiocrurali ci ringrazieranno!