domenica 6 luglio 2014

La Sacra di San Michele



Il monumento simbolo del Piemonte. 
Si trova sulla sommità del monte Pirchiriano (alt. 962 metri s.l.m.) all'imbocco della val di Susa.  


La costruzione del nucleo originario viene posta tra la fine del X e l'inizio dell'XI sec.


 Per arrivare alla Sacra si percorre una tortuosa strada che dai laghi di Avigliana si inerpica fino a quasi mille metri, ma la vista è magnifica...






 Il corpo centrale dell'abbazia


 
La possanza della struttura (gli archi rampanti sono stati aggiunti in epoca recente)




  L'Arcangelo Michele, statua inaugurata nel 2005.






 La porta dello Zodiaco con le sue decorazioni sui capitelli.


 Veduta dalla sommità dello Scalone dei Morti, sotto il quale giacciono le sepolture dei monaci.



 
L'interno della Chiesa...









 Vedute della Torre della Bell'Alda.


Veduta della Val Susa dall'Abbazia




Tutte le fotografie a colori di questo articolo sono state scattate con fotocamera digitale Nikon D800E e obiettivo 24/70 1:2.8 AFS G, a mano libera.
Le fotografie in bianco e nero sono state scattate con fotocamera a pellicola Nikon F100, pellicola bianconero Ilford Delta 100, negativo scansionato con Coolscan 5000 ED.





 

mercoledì 18 giugno 2014

2000 contatti...

Questo piccolo blog fotografico è nato poco più di un anno fa, quasi per gioco, e oggi ha superato le 2000 visite.
Un grazie a tutti quelli che si sono soffermati su queste pagine, e non dimenticate che tutti possono rispondere ai miei post e tutte le osservazioni e le critiche sono bene accette.
Questo è nulla rispetto a celebri siti di celebri fotografi, per quanto  mi riguarda le righe che qui scrivo sono dettate dalla pura passione per la fotografia, sia nell'aspetto artistico che in quello tecnico.
Ancora un grazie a tutti voi.

                                                                                                        Bruno

sabato 7 giugno 2014

Viaggio al centro della Terra.



-Guarda quest'isola vulcanica, disse il professore.

-Osserva: questi luoghi portano tutti il nome di Jökull. Questa parola significa ghiacciaio nella lingua islandese; alla elevata latitudine di quell'isola, la maggior parte delle eruzioni si aprono la strada attraverso uno strato di ghiaccio. Ecco perché tutti i ghiacciai dell'isola si chiamano Jökull.

-Va bene, ammisi. “E lo Sneffels?” Speravo che non ci fosse risposta alla mia

domanda. Ma mi sbagliavo. Lo zio continuò:

- Seguimi lungo la costa occidentale dell'Islanda. Ecco questa è la capitale Reykjavik. Adesso risali gli innumerevoli fiordi di queste coste erose dal mare e arrestati appena al di sotto del 65° grado di latitudine. Che cosa vedi?

-Una specie di penisola simile a un osso spolpato che finisce con una rotula

enorme.

-Paragone azzeccato, ragazzo. Cosa vedi sulla rotula?

-Una montagna che sembra essere sorta dal mare.

-Benissimo. E' lo Sneffels.

-Lo Sneffels?

-Certo! Una montagna alta 5.000 piedi, una delle più importanti dell'isola e

senza dubbio tra poco la più famosa al mondo, se il suo cratere porta dritto

dritto al centro della Terra.



Jules Verne, Viaggio al centro della Terra, 1864


Le pagine di questo libro mi avevano affascinato quando le lessi da ragazzino,

e nell'estate 2012, visitando la parte occidentale dell'Islanda, abbiamo trascorso alcuni giorni nei luoghi descritti dal romanzo, partendo dalla capitale Rejkyavik in direzione nord, visitando la costa sud della penisola di Snæfellsnes fino ad arrivare in vista di questa montagna alta “solo” 1446 metri.Snæfellsjökull

Siamo poi saliti fino a dove inizia il ghiacciaio, ammirandone da vicino la vetta.



Punto di partenza è Rejkyavik (pop.120.000), situata su di una piccola penisola.







Vista della città dal punto panoramico di Perlan.
Già da qui si vede la sagoma del vulcano sulla penisola di Snæfellsnes.






L’attività geotermale “ribolle” ovunque, questo sito si trova lungo la strada asfaltata!










La nera, solitaria chiesa di Búđir, si incontra sulla strada n.574 che percorre la costa sud della penisola di Snæfellsnes.



La vetta dello Snæfellsjökull si formò quando il vulcano posto sotto la calotta di ghiaccio esplose e sul suo serbatoio magmatico si formò una caldera.





Oggi il cratere è pieno di ghiaccio e si possono scegliere diversi percorsi per raggiungerne la base, noi abbiamo preso il sentiero sud che parte dalla pista sterrata F570.




Lasciata l’auto, si prosegue a piedi lungo il sentiero ben tracciato.





Veduta della vetta, con le formazioni rocciose coperte dai ghiacci.






La costa sud della penisola di Snæfellsnes, vista dai 750 metri di altitudine dall’inizio del sentiero che porta alla base del ghiacciaio. Lo sguardo abbraccia un panorama sconfinato.






Non possiamo salire fino alla cima, occorre affidarsi a guide esperte e disporre dell’attrezzatura adatta, il pericolo di cadere in crepacci nascosti dal ghiaccio è elevatissimo.




Siamo venuti via in tempo, un po’ di nuvolaglia si alza intorno alla cima.







Veduta del versante nord dello Snæfellsjökull, con la cima che emerge dalle nuvole. Il nostro ultimo sguardo alla montagna.

giovedì 29 maggio 2014

Seminario con Lukasz Toczylowski



Sabato 24 maggio la palestra dove mi alleno, la “Evolution Wellness Club” di Mondovì, ha organizzato un interessante seminario con il powerlifter ed ex-campione del mondo di specialità, Lukasz Toczylowski.








da sinistra: Mirella Cotella, Roberto Calcagno, Alessandro Pellegrino e Lukasz....


Lucasz da anni vive nel nostro Paese dove svolge la professione di cuoco, e nel tempo libero coltiva la sua grande passione del powerlifitng (alzate di potenza), specialità nella quale ha conseguito diversi titoli mondiali.
Alto 178 cm., e pesante ben 140 kg., Lucasz si è rivelato di una spontaneità e di una simpatia non comuni e si è dimostrato un atleta serio e preparato alla perfezione, deliziando il pubblico con dimostrazioni della sua grande forza e della sua tecnica perfetta.

Ha poi invitato gli atleti presenti a provare la distensione su panca, esercizio analizzato nel seminario (naturalmente a bilanciere scarico!), correggendo i difetti di ognuno e mostrando la postura corretta nonché alcuni “trucchi” del mestiere.
Non sembra vero come solo spostando la posizione dei piedi al suolo di pochi centimetri si riesca a sollevare un carico maggiore, a parità di sforzo.

L’atleta polacco ha eseguito comunque una performance di tutto rispetto, arrivando a sollevare 200 kg. per 5 ripetizioni lasciando di stucco tutti noi per la facilità con cui ha portato a termine la prova.

Lucasz era accompagnato dal preparatore Carlo Bottazzi, che è intervenuto diverse volte con approfondimenti tecnici molto apprezzati dal pubblico presente.





Un grazie va allo staff della Evolution, ad Andrea Vigna direttore tecnico e ai proff. Mirella Cotella e Roberto Calcagno per l’organizzazione dell’evento., con la speranza di vederne presto un seguito.

martedì 27 maggio 2014

La Ghiandaia marina

La Ghiandaia marina (Coracias garrulus) è un uccello appartenente alla famiglia dei Coraciidi.

Le fotografo spesso, centinaia di scatti, se non migliaia, ogni primavera. E ho deciso di scriverci su alcune righe.


Ho scoperto diverse cose interessanti su questa specie, per esempio che sono piuttosto confidenti  verso chi non le disturba, naturalmente hanno una loro distanza di fuga ma muovendosi con cautela e calma si possono avvicinare, con l’auto non risulta molto difficile, a patto di rispettare alcune semplici regole quali evitare accelerazioni e frenate troppo brusche, mascherare il finestrino da cui si fotografa con un pezzo di rete mimetica, evitare di sporgere troppo in fuori il teleobiettivo, tenere spenti i fari.
E naturalmente evitare di avvicinarsi troppo.

Passano tutto il giorno impegnate a procurarsi il nutrimento, come è naturale, privilegiando come posatoi i rami degli alberi, anche se spesso scendono su rami molto bassi, cespugli, steli di graminacee, e non di rado passeggiano al suolo in cerca di cibo.





Hanno abitudini simili alle ghiandaie nostrane, ed Il loro nutrimento è costituito da insetti, grossi grilli, cicale, mosche, bruchi.

Il loro volo è piuttosto breve, ma elegante, in questi  momenti si nota tutta la bellezza del loro piumaggio.





Concludo con una raccomandazione: negli ultimi anni sto assistendo a una vera e propria presa d’assalto da parte dei fotografi di un sito dove alcune coppie di ghiandaie marine sostano per alcuni giorni prima di dedicarsi alla costruzione del nido. La presenza antropica è sempre elemento di disturbo per tutte le specie animali, e questo caso non fa eccezione. Il comportamento di alcuni fotografi è assolutamente disdicevole, non solo abbandonano le strade avventurandosi in improbabili percorsi fuoristradistici ma “puntano” letteralmente il volatile con partenze fulminee e accelerazioni rumorose. 
Ho visto anche quattro o cinque auto circondare la “preda” arrecandole un disturbo notevole.
Ricordiamoci che una foto non vale lo spavento di un animale.
Senza contare che il risultato di simili comportamenti è disastroso: le ghiandaie dopo un po’ si sentono minacciate e se ne vanno a nidificare in un’altra zona più tranquilla.
A buon intenditor, poche parole…

sabato 10 maggio 2014

Galapagos. Le isole di Darwin.




Su queste isole è stato scritto praticamente tutto, pertanto questo mio resoconto le descriverà dal punto di vista fotografico, cercando di fornire informazioni pratiche di ripresa e descrivendo come il sottoscritto ha cercato di immortalare quello che si è trovato di fronte.
Innanzitutto, qui, forse più che in ogni altro luogo al mondo, si possono fotografare animali selvatici senza necessariamente doversi armare di enormi tele da trasportare faticosamente sul campo, ma in molti casi uno zoom tele come 80-200 o 70-200, 70-300 possono essere sufficienti per la maggior parte delle riprese.
Io raccomando nei limiti delle proprie possibilità, un buon 300 mm focale fissa ( non necessariamente un 2,8 anche l'f4 risulterà eccellente data l'ampia disponibilità di luce), col quale (f 2,8) ho realizzato la maggior parte delle foto di questo articolo. Se si vogliono riprendere uccelli in volo o in picchiata nel mare, bisognerà dotarsi di un 500 mm. ma dato che le escursioni si snodano lungo sentieri predisposti risulta frequentissimo osservare animali a pochi metri ( a volte pochi cm) di distanza.

Suddividerò questo articolo in brevi capitoli aventi per titolo il nome di una specie particolarmente diffusa.

1) I RETTILI: LE IGUANE.

Si dividono in due grandi gruppi: marine e terrestri.
Più piccole snelle e di colore brunonerastro le prime, molto più grandi, tozze e di colori caldi le seconde.
Chi ha la ventura di recarsi nell'arcipelago che affascinò C.Darwin, coltiva grandi aspettative in termini di avvistamenti di specie animali.
Su queste isole è praticamente matematico imbattersi in decine e decine di specie differenti, senza nemmeno uscire (peraltro vietatissimo!!!) dai sentieri predisposti dai guardiaparco che, inutile dirlo, sono severissimi (sulle isole è perfino, e fortunatamente, vietato fumare).

Se l'animale simbolo dell'arcipelago ecuadoriano è sicuramente la tartaruga, l' iguana è però l'animale più curioso e sul quale si accentra l'attenzione dei visitatori; ne esistono poche varietà, tutte abbastanza facilmente individuabili e tranquillamente fotografabili anche senza l'uso di grossi e pesanti teleobiettivi.

Vediamone le principali varietà:
1) Iguana terrestre: ve ne sono due, Conolophus subcristatus e Conolophus Pallidus. Quest'ultima la si trova solo sull'isola di Santa Fe'.

A differenza delle iguane marine le terrestri raggiungono dimensioni maggiori (lunghezza oltre il metro e peso che raggiunge e supera i 13 chilogrammi), hanno una colorazione che va dal giallo bruno al marroncino chiaro. Sono essenzialmente vegetariane e si nutrono di frutti di cactus integrando la dieta con altre piante e insetti.
Uno scatto che ritrae il primo tipo, Conolophus subcristatus:

300 AF F2.8 su D200, 1/60 sec., f8, 100 ISO, cavalletto.

Ed ecco il Conolophus Pallidus, ripreso con 80-200 afd.









2) Iguana marina (Amblyrhynchus cristatus ) di dimensioni molto contenute rispetto alle sue cugine terrestri, il suo colore ? bruno molto scuro tendente al nerastro.
riporto una frase che Darwin scrisse nei suoi diari:

"The rocks on the coast abounded with great black lizards, between three and four feet long;It is a hideous-looking creature, of a dirty black colour, stupid, and sluggish in its movements "(Darwin, 1845).
Si nutre quasi esclusivamente di alghe, e la densità di popolazione rasenta le 3000 unità per chilometro di costa.


D200, 300 AFD f2,8 su treppiede.


2) GLI UCCELLI
Il falco delle Galapagos (Buteo galapagoensis) è rimasto per oltre un'ora appollaiato su queste rocce, l'ho ripreso col 300 mm non duplicato, riuscendo ad avvicinarmi davvero molto senza che il soggetto si scomponesse più di tanto. Per la cronaca, siamo passati oltre e mi sono voltato più volte….era sempre lì. In serata leggendo in cabina la mia guida appresi che..."where they occur, these birds will come and investigate visitors, often approaching within a few yards" .




Questo esemplare di Yaboa (Nycticorax violaceus) sembrava piuttosto tranquillo e non offriva spunti interessanti che andassero al di là di una buona foto documentaria, fino a quando ha aperto le ali e si è esibito in questa specie di parata; il 70-200 era troppo lungo e non potevo indietreggiare altrimenti sarei caduto nel vallone lungo il cui crinale si snodava il sentiero, per cui scusate se non posso dare "aria" intorno al soggetto.



La sula zampe azzurre, Sula nebouxi, accudiva i suoi pulcini implumi a pochissimi metri da me, e non sembrava darsi troppo pensiero. Naturalmente ho badato a non disturbarla, comunque non c'è stato bisogno di scomodare il 300, è bastato il 70-200 a mano libera.








Quest'altra aveva invece un pullo più grandicello, già ricoperto di piumini.
 


Sula zampe rosse (Sula sula).



 
e particolare ripreso con 300 f2,8

 
Tortora delle Galapagos (Zenaida galapagoensis), facilmente riconoscibile dal cerchio color azzurro intenso intorno all’occhio, D200 e 300 mm f/2.8.



 
3) I MAMMIFERI: LE FOCHE.
Vi è una e una sola spiaggia in tutto l'arcipelago protetto dove è consentito fare il bagno. E il bagno lo fai in compagnia delle foche che ondeggiano goffamente sulla sabbia a pochissimi metri dai bagnanti.
Ho ripreso questo esemplare giovane con l' 80-200 a 200 mm di focale, 1/125 sec. f5,6 ISO 100.



 
E quest'altro durante l'allattamento con il 300 mm:
 
Simpaticissimi e capaci di buffe espressioni



  4) I RETTILI: LE TARTARUGHE , Geochelone elephantopus (Galapago in spagnolo)
Qui non c'è davvero molto da aggiungere, sono considerate l'animale simbolo dell'arcipelago.

"These huge reptiles, surrounded by the black lava, the leafless shrubs and large cacti, seemed to my fancy like some antediluvian animals - Darwin, 1845"



 




"The Old George", età indefinita, vive senza una compagna e tutti i tentativi di farlo accoppiare hanno avuto esito fallimentare.


 
Un Paradiso, forse l'Ultimo dei Paradisi, Patrimonio dell'Umanità, minacciato purtroppo da recenti catastrofi ambientali, e anche da un numero di visitatori che incrementa anno dopo anno (il governo Ecuadoregno vi vede una inesauribile fonte di reddito) che consiglio spassionatamente a tutti gli appassionati foto naturalisti (e non...).


 
Nota bibliografica: GALAPAGOS - A natural history (in lingua inglese)
revised and expanded edition
Michael H.Jackson
University Of Calgary Press